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Blastocisti: guida completa allo sviluppo embrionale e al transfer

blastocisti

La blastocisti è uno stadio avanzato dello sviluppo embrionale che si raggiunge circa cinque giorni dopo la fecondazione e rappresenta uno dei momenti più importanti nei percorsi di procreazione medicalmente assistita.

Comprendere come si forma, quando viene trasferita e quali fattori ne influenzano qualità e impianto aiuta a interpretare meglio le reali possibilità di successo del trattamento.

Introduzione alle blastocisti nella procreazione medicalmente assistita

Nel contesto della procreazione medicalmente assistita (PMA), lo sviluppo embrionale rappresenta uno degli aspetti più importanti per determinare il successo di un trattamento. Tra gli stadi più rilevanti dal punto di vista clinico vi è la blastocisti, una fase avanzata che si raggiunge generalmente circa cinque giorni dopo la fecondazione dell’ovocita.

Negli ultimi vent’anni la medicina della riproduzione ha compiuto enormi progressi grazie allo sviluppo di incubatori avanzati e nuove tecniche di coltura embrionale.

Questo stadio coincide con il momento in cui, nel concepimento naturale, l’embrione raggiunge la cavità uterina.

Per questo motivo è fondamentale capire come si forma una blastocisti, come si sviluppa e quali fattori ne influenzano la qualità, soprattutto per le coppie che affrontano un percorso di fecondazione in vitro.

 

Coltura embrionaria fino allo stadio di morula/blastocisti

Il Centro Clinico San Carlo di Torino è stato tra i primi a sostenere l’efficacia, in casi selezionati, del transfer embrionale in 4°/5° giornata allo stadio di morula/blastocisti.

Quando in passato la maggior parte dei centri di procreazione medicalmente assistita (PMA) proponeva il transfer embrionale in 2ª-3ª giornata, si tendeva a escludere la possibilità di prolungare la coltura embrionaria.

Il Prof. Menaldo, supportato da studi scientifici pubblicati e validati, ha invece sostenuto che, in alcune situazioni, la coltura lunga fino allo stadio di morula o blastocisti potesse rappresentare un fattore determinante per il successo del ciclo.

Come riportato in una pubblicazione del 2010 (COGI Berlino), gli studi condotti nel Centro hanno dimostrato che la coltura embrionale fino a blastocisti, associata a fitoterapia antiossidante, può contribuire ad aumentare i tassi di gravidanza nei cicli di fecondazione assistita in FIVET-ICSI-PICSI.

Sviluppo embrionario in coltura lunga a blastocisti
Fonte: Biologist

Il razionale della coltura lunga fino a morula o blastocisti si basa sul rispetto della fisiologia umana e sulla volontà di mimare ciò che avviene naturalmente.

In condizioni fisiologiche, l’ovocita fertilizzato percorre la tuba per diversi giorni, completando il passaggio a morula e blastocisti prima di impiantarsi nell’utero, in coincidenza con la finestra di recettività endometriale.

Sviluppo embrionario a morula/blastocisti

 

Sviluppo embrionale: dal giorno 0 alla blastocisti

In un ciclo di fecondazione assistita, gli ovociti prelevati mediante pick-up vengono sottoposti ad inseminazione in vitro (mediante FIVET o ICSI/PICSI). Questo è il “giorno zero” nell’avvio della coltura embrionaria.

È doveroso precisare che è possibile portare avanti una coltura embrionaria regolare grazie alla riproduzione di condizioni colturali il più similari possibile a quelli presenti all’interno del corpo materno: è infatti fondamentale il mantenimento costante di parametri ambientali sensibili, quali temperatura, umidità, tensione di O2 e CO2, per evitare che gli embrioni possano subire stress ossidativi o shock termici letali.

Possiamo schematizzare nel modo seguente le tappe dello sviluppo embrionario fino allo stadio di blastocisti:

 

    1. Giorno 0: inseminazione ovociti


Fecondazione assistita presso Centro San Carlo Torino

 

  1. Giorno 1: fecondazione
    Trascorse circa 20 ore dalla inseminazione, si verifica che ogni singolo ovocita sia correttamente fertilizzato. Il segnale dell’avvenuta fecondazione è la presenza di 2 pronuclei all’interno dello zigote e di 2 globuli polari sulla superficie.

 

  1. Giorno 2-3: divisione cellulare (segmentazione o clivaggio)
    Lo zigote va incontro, nei giorni seguenti, a divisioni cellulari. Le cellule di cui l’embrione si compone saranno progressivamente più piccole di dimensioni (blastomeri) ma più numerose
  1. Giorno 4: compattazione
    L’embrione appare costituito da tante cellule che vanno via via compattandosi a formare la morula

     

    Sviluppo embrionario fino a blastocisti: morula Fonte: Nature

     

 

  1. Giorno 5: Blastocisti
    Dalla morula inizia a formarsi una cavità centrale (blastocele) contenente un liquido che sposta le cellule circostanti addossandole alla zona pellucida che circonda l’embrione: la blastocisti.

     

    Blastocisti

Sviluppo embrionale giorno per giorno (0–5)

Dopo la fecondazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo si forma lo zigote, la prima cellula del nuovo organismo. Nelle ore successive lo zigote inizia una serie di divisioni cellulari (clivaggio), durante le quali il numero delle cellule embrionali aumenta progressivamente.

Il percorso di sviluppo embrionale precoce segue generalmente alcune fasi ben definite.

Giorno 1: formazione dello zigote con due pronuclei.
Giorno 2: embrione composto da due o quattro cellule.
Giorno 3: embrione con seiotto cellule.
Giorno 4: formazione della morula, una struttura compatta di cellule.
Giorno 5: sviluppo della blastocisti.

Durante queste fasi le cellule embrionali iniziano progressivamente a differenziarsi. Questo processo è fondamentale perché porterà alla formazione delle strutture che daranno origine al feto e alla placenta.

Nei laboratori di embriologia gli embrioni vengono coltivati in incubatori che controllano con precisione temperatura, umidità, concentrazione di ossigeno e livelli di anidride carbonica. Queste condizioni permettono di simulare l’ambiente fisiologico presente nelle tube di Falloppio e nell’utero.

Cos’è una blastocisti: struttura e componenti

La blastocisti rappresenta uno stadio avanzato dello sviluppo embrionale caratterizzato dalla presenza di una cavità interna e da una differenziazione cellulare più complessa rispetto agli stadi precedenti.

A questo stadio l’embrione presenta tre componenti principali.

Massa cellulare interna (Inner Cell Mass)
Queste cellule daranno origine al feto vero e proprio.

Trofoectoderma
È lo strato cellulare esterno che darà origine alla placenta e alle membrane fetali.

Blastocele
È la cavità piena di liquido che si forma all’interno dell’embrione.

Questa organizzazione cellulare permette alla blastocisti di prepararsi al processo di impianto nell’endometrio. Durante questa fase l’embrione inizia ad espandersi e può successivamente fuoriuscire dalla zona pellucida, un processo chiamato “hatching”.

Classificazione e grading delle blastocisti

Per valutare la qualità delle blastocisti gli embriologi utilizzano sistemi di classificazione specifici. Il sistema più diffuso è il grading delle blastocisti secondo Gardner.

Questo metodo valuta tre parametri principali:

grado di espansione della blastocisti
qualità della massa cellulare interna
qualità del trofoectoderma

Le blastocisti vengono quindi classificate con un numero e due lettere.

Il numero indica il grado di espansione della cavità blastocistica.
Le lettere indicano la qualità della massa cellulare interna e del trofoectoderma.

Ad esempio una blastocisti classificata come 4AA viene generalmente considerata di qualità molto elevata e con un buon potenziale di impianto.

Quando è indicato il transfer a blastocisti

Grazie al miglioramento dei terreni di coltura e alla maggiore conoscenza delle condizioni ambientali ottimali, oggi è possibile prolungare la coltura embrionaria fino allo stadio di blastocisti.

In alcuni casi questo approccio consente una selezione più accurata degli embrioni da trasferire, aumentando le probabilità di evoluzione e impianto.

È importante però sottolineare che non tutti gli embrioni riescono a svilupparsi fino a blastocisti e che questo stadio non garantisce automaticamente il successo del trattamento.

Per questo motivo la blastocisti non deve essere considerata una scelta standard, ma una strategia da valutare caso per caso.

Fattori che influenzano la scelta del transfer embrionale

La scelta del momento del transfer embrionale dipende da diversi fattori clinici e deve essere personalizzata.

Tra i principali elementi da considerare vi sono:

  • qualità e classificazione dell’endometrio: un endometrio ipermaturo già al giorno del pick-up ovocitario, ad esempio, suggerisce di programmare un transfer embrionale più precoce in 3° giornata, perché si trova nella sua fase di recettività migliore per l’impianto; al contrario, un endometrio immaturo o non sufficientemente spesso, fa decidere per una coltura embrionaria prolungata fino allo stadio di blastocisti
  • pregressi fallimenti di fecondazione in vitro: in pazienti che hanno già affrontato delle PMA infruttuose, vanno analizzati tutta una serie di dati, tra i quali scratching e analisi dei linfociti natural killer ed evoluzione della coltura cellulare. Non è infrequente nella nostra esperienza che blastocisti di ottima qualità biologica (grado 1) non abbiano dato gravidanza e invece, nel tentativo successivo, un embrione in 3°/4° giornata si sia impiantato con successo. Viceversa, in alcuni casi il prolungamento della coltura fino a blastocisti è stato decisivo nell’ottenimento della tanto sperata gravidanza
  • poliabortività: come accennato in precedenza, la coltura a blastocisti è anche un metodo per selezionare naturalmente gli embrioni. A titolo esemplificativo, un embrione portatore di eventuali alterazioni e aneuploidie più probabilmente arresterà la sua crescita ad uno stadio di sviluppo precoce e quindi non arriverà a dare una blastocisti: se si fosse programmato un transfer in 2°/3° giornata avrebbe potuto impiantarsi e dare aborto spontaneo nelle prime settimane di gestazione.

Specialmente nelle pazienti che producono un numero di ovociti soddisfacente, prolungare la coltura a blastocisti si rivela spesso la scelta ideale: solo gli embrioni evolutivi che arrivano a blastocisti vengono trasferiti.

Quando NON è sempre la scelta migliore

    • disponibilità di embrioni
    • endometrio
    • precedenti fallimenti
    • obiettivo: selezione naturale

Blastocisti giorno 5 vs embrione giorno 3: differenze

Uno dei principali interrogativi nella fecondazione assistita riguarda il momento migliore per effettuare il transfer embrionale, in particolare il confronto tra embrione giorno 3 e blastocisti.

Per molti anni il trasferimento degli embrioni veniva effettuato principalmente al giorno 2 o 3 dopo la fecondazione. Tuttavia, con il miglioramento delle tecniche di coltura embrionale, è diventato possibile coltivare gli embrioni fino al giorno 5-6.

La coltura prolungata fino allo stadio di blastocisti consente agli embriologi di osservare quali embrioni sono effettivamente in grado di continuare lo sviluppo.

Questo processo rappresenta una forma di selezione biologica naturale. Gli embrioni con anomalie genetiche o con scarsa capacità di sviluppo spesso si arrestano prima di raggiungere lo stadio di blastocisti.

Per questo motivo il transfer di blastocisti può permettere di trasferire embrioni con maggiore potenziale di impianto.

Coltura della Blastocisti: la crioconservazione

Ottenute delle blastocisti in coltura, si può procedere al transfer embrionale e/o alla crioconservazione. La normativa vigente consente la crioconservazione, oltre che dei gameti (ovociti e liquido seminale), anche degli embrioni.

Crioconservazione blastocisti

Si decide di congelare blastocisti in due casi:

  • quando si ottengono 3 o più blastocisti e quindi una o al massimo 2 vengono trasferite e quelle soprannumerarie vengono crioconservate mediante vitrificazione. La decisione di non trasferire più di 2 blastocisti risiede nell’intento di evitare gravidanze plurime: poiché le blastocisti hanno una elevata capacità di attecchimento, trasferendone più di 2 in utero esiste una probabilità di ottenere gravidanze gemellari o trigemine, con una gravidanza maggiormente a rischio. Ci sono anche casi in cui, per diverse ragioni, la coppia decide di voler trasferire 1 singola blastocisti, quindi tutte le restanti evolutive vengono congelate per eventuali successivi scongelamenti e transfer embrionali.
  • quando non è possibile effettuare il transfer: nelle pazienti ad alto rischio di iperstimolazione ovarica, ad esempio, si tende a crioconservare le blastocisti ottenute dalla coltura embrionaria e a differire il transfer embrionale in un ciclo successivo, in modo da consentire all’endometrio di trovarsi nelle condizioni migliori per accogliere l’impianto.

Blastocisti fresca o congelata: cosa cambia

Negli ultimi anni la crioconservazione embrionale ha subito notevoli miglioramenti grazie alla tecnica della vitrificazione.

La vitrificazione è un processo di congelamento ultrarapido che impedisce la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno delle cellule embrionali. Questo permette di preservare la struttura cellulare della blastocisti.

Le blastocisti congelate possono essere conservate per anni e successivamente scongelate per essere trasferite in un ciclo successivo.

 

Percentuali di impianto della blastocisti: cosa influisce davvero

Le percentuali di impianto delle blastocisti dipendono da diversi fattori clinici.

Fattori che influenzano l’impianto della blastocisti

Tra i più importanti troviamo:

età della donna
qualità degli ovociti
qualità embrionale
recettività endometriale

Studi scientifici pubblicati su riviste come Human Reproduction e Fertility and Sterility suggeriscono che le blastocisti di buona qualità possono avere percentuali di impianto comprese tra il 40% e il 60% nelle donne sotto i 35 anni. Con l’aumentare dell’età materna queste probabilità tendono a diminuire.

Coltura della Blastocisti: i risultati

Dai dati disponibili in letteratura e dalla nostra esperienza diretta, emerge che, quando indicato dalla situazione clinica, un transfer di blastocisti di buona qualità biologica aumenta considerevolmente il tasso di impianto e quindi di gravidanza superiore al 50% per tentativo.

I risultati del Centro Clinico San Carlo di Torino, presentati in congressi internazionali e annualmente all’Istituto Superiore di Sanità, dimostrano che la personalizzazione delle strategie terapeutiche, inclusa la valutazione della possibilità di ricorrere ad una coltura embrionaria a blastocisti, è una delle ragioni dei tanti successi avuti negli anni, anche nei percorsi di fecondazione eterologa.

In particolare, nei trattamenti di ovodonazione, la qualità embrionale e la selezione delle blastocisti giocano un ruolo fondamentale nel determinare il successo del transfer.

 

Domande frequenti sulla blastocisti

1) Cos’è una blastocisti?

La blastocisti è uno stadio avanzato dello sviluppo embrionale che si raggiunge in genere circa 5 giorni dopo la fecondazione. In questa fase l’embrione ha una struttura più organizzata e si prepara all’impianto nell’endometrio.

2) Perché molti centri preferiscono trasferire una blastocisti?

Perché la coltura fino al giorno 5 permette una selezione embrionale più efficace: non tutti gli embrioni arrivano a blastocisti e quelli che ci arrivano spesso hanno maggiore potenziale di impianto, soprattutto se la qualità è buona.

3) Meglio blastocisti giorno 5 o embrione giorno 3?

Dipende dal caso clinico. La blastocisti può migliorare selezione e sincronizzazione con l’endometrio, ma in alcune situazioni il transfer al giorno 3 può essere preferibile.

4) Tutti gli embrioni diventano blastocisti?

No. Una parte degli embrioni può arrestarsi prima del giorno 5. La capacità di arrivare a blastocisti dipende da qualità ovocitaria, qualità spermatica, condizioni di coltura e fattori biologici dell’embrione.

5) Cosa significa “blastocisti di buona qualità”?

È una blastocisti che, in base alla valutazione morfologica (grading), mostra buone caratteristiche della massa cellulare interna e del trofoectoderma, oltre a un adeguato grado di espansione.

6) Cos’è il grading delle blastocisti (es. 4AA)?

Il grading (spesso sistema Gardner) combina un numero (grado di espansione) e due lettere (qualità della massa cellulare interna e del trofoectoderma). Ad esempio 4AA indica una blastocisti espansa con parametri morfologici molto buoni.

7) Una blastocisti 4AA garantisce la gravidanza?

No. Il grading aiuta a stimare il potenziale di impianto, ma non è una garanzia. Il risultato dipende anche da età, fattori genetici, endometrio e condizioni cliniche generali.

8) Quali sono le percentuali di impianto di una blastocisti?

Le percentuali variano molto in base a età, qualità embrionale e centro. In generale, blastocisti di buona qualità in pazienti giovani possono avere tassi di impianto più alti rispetto a embrioni trasferiti in stadi più precoci, ma i range reali sono molto variabili.

9) Cosa influenza di più la qualità delle blastocisti?

Soprattutto la qualità degli ovociti (quindi l’età materna) e la qualità del liquido seminale.

10) Blastocisti congelata o fresca: cambia qualcosa?

Con la vitrificazione moderna, le blastocisti congelate possono offrire risultati comparabili rispetto ai transfer “a fresco”, soprattutto se il transfer viene programmato in un endometrio ottimale.

11) È possibile congelare una blastocisti?

Sì. Le blastocisti possono essere crioconservate e trasferite in un ciclo successivo.

12) Cos’è la vitrificazione?

È un congelamento ultrarapido che riduce la formazione di cristalli di ghiaccio, proteggendo meglio le cellule della blastocisti rispetto alle tecniche più vecchie.

13) Il transfer di blastocisti è sempre la scelta migliore?

No. La scelta tra transfer precoce e blastocisti dipende dal numero di embrioni disponibili, dalla storia clinica, dallo stato dell’endometrio e dalla strategia personalizzata del centro in base alla situazione specifica della paziente.

Vuoi capire se lo sviluppo a blastocisti può aumentare le probabilità di gravidanza nel tuo caso?

Ogni percorso di fecondazione assistita è diverso e richiede una valutazione personalizzata basata su qualità embrionale, età e storia clinica.


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