Intervista su “La Stampa” del 19-06-1999: “Da una pianta la gioia di un figlio”

Sperimentata con successo al Centro San Carlo: presto nascerà una bimba

Da una pianta la gioia di un figlio

Nuova terapia contro l’infertilità maschile

di Pier Paolo Benedetto

Dopo una quindicina di vani tentativi una signora ultraquarantenne sarà felicemente mamma di una bimba che ha qualche debito da saldare con l’ossigeno e una strana pianta peruviana.
Fecondazione assistita con risvolti originali rispetto alle tante cose che già sappiamo e che hanno superato il collaudo della maternità giunta a coronare una caparbia voglia di figli.
Si sa che la difficoltà di accesso alla fecondazione è spesso dovuta a qualche carenza maschile.
Nel caso specifico quel che non funzionava erano spermatozoi, rari, asfittici, privati delle caratteristiche fondamentali che rendono fertile l’incontro con l’ovulo: motilità e robustezza.
Verdetto severo: o si ricorre ad un donatore oppure niente figli.
La coppia pur consapevole del problema e delle poche quanto lontane prospettive di successo tuttavia non disarma: bussa a parecchie porte, specialmente a quelle dove dietro c’è un ginecologo che ha saputo intervenire a supporto delle carenze naturali. Tentativi caduti in nulla a crescente ansia nei mancati genitori che in questi casi accumulano frustrazioni su frustrazioni.
Infine l’incontro risolutore con il ginecologo Giovanni Menaldo, direttore del Centro di Procreazione Assistita San Carlo di Torino il quale punta a sciogliere il nodo cruciale: dare agli spermatozoi la vigoria necessaria per poi inserire il più efficiente (si dice tecnicamente “impiantare”) nell’ovulo e lasciare poi che la natura compia il suo corso. Menaldo riesce dove altri hanno fallito. Come? Spiega: “Si sono dovute creare le condizioni favorevoli alla rianimazione degli spermatozoi i quali come tutti gli esseri vitali hanno bisogno di ossigeno. Si è supplito alla carenza sottoponendo il paziente ad un trattamento con ossigeno allotropico ossia ossigeno ed ozono opportunamente miscelati. A ciò si è aggiunta una terapia idonea ad arricchire lo spermatozoo di vitamine e di minerali come zinco e manganese”. Questi minerali sono indispensabili per proteggere il nucleo dello spermatozoo da una “decondensazione prematura della cromatina”.
Semplificando il linguaggio diciamo che l’ossigeno allotropico è servito a sviluppare energia nello spermatozoo mentre i minerali hanno favorito il suo irrobustimento. Ma qui entra in scena il fatto nuovo, ossia l’applicazione di una terapia, che pur corretta alla luce della contemporaneità e adatta sanitariamente alla persona, è conosciuta da secoli e secoli: l’uso cioè della “Maca” o Lepidium Meyenii, pianta che cresce oltre i 4 mila metri nelle Ande peruviane. Solanacea nota anche con il nome popolare di “pianta della felicità” per i suoi effetti afrodisiaci. Nel caso trattato dal dottor Menaldo l’utilizzo della radice tuberosa convertita in capsule da ingerire per via orale, si è dimostrata quanto mai efficace.
Tre mesi di somministrazione di “Maca”, più ossigeno allotropico e lo spermatozoo del paziente è diventato sufficientemente vispo per ottenere l’impianto mediante sviluppo di fattori di crescita e avviare il processo della tanto attesa fecondazione con normale decorso della gravidanza.
Gli effetti della “cura” e risultati della stessa saranno presentati a Ferrara nel corso di un convegno che si tiene il 26 e il 27 prossimi, organizzato del Centro di Ricerche Biotecnologiche e di Medicina Naturale (direttore Professor Umberto Solimene) della Università di Milano. La relazione del dottor Menaldo richiama la gravidanza da lui provocata ed il titolo infatti è “Piante medicinali e gas medicali nel trattamento della infertilità.
Manco a dirlo la gravidanza della paziente è stata seguita con particolare attenzione ma senza patemi perché ha avuto uno sviluppo del tutto normale e i genitori attendono con comprensibile gioia l’arrivo della loro bambina: che deve in parte la vita all’apporto di quel mondo vegetale ancora così misterioso o volutamente a lungo ignorato che l’uomo anziché studiare fa di tutto per distruggere.

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