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Torino
- Cè un medico, a Torino, che realizza i sogni. Non quelli dei
malati terminali, che magari sanno di avere un tumore e si aggrappano
inutilmente alla vita con tutte le loro forze: per loro ci vorrebbe un
miracolo e i miracoli, si sa, non sono di questo mondo.
Lui realizza i sogni di tante coppie che vorrebbero sentirsi chiamare
papà e mamma ma non riescono ad avere figli, passano da uno specialista
all'altro ma alla fine si sentono dire sempre la stessa frase, che suona
come una condanna: "Rassegnatevi, è impossibile. L'unica strada,
per voi, è l'adozione".
E invece non è l'unica strada: il prof. Giovanni Menaldo è
già riuscito a far nascere 120 bimbi che, senza le sue tecniche
innovative, non sarebbero mai nati. In fondo, è un po' come se
fossero anche figli suoi. Su una parete del centro in cui lavora, in via
Michelangelo Buonarroti 3/c, ha appeso un collage di foto di quei bimbi,
arrivati in questo mondo grazie a lui per rendere felici coppie che ormai
stavano perdendo la speranza, o l'avevano già persa del tutto.
Un mago? Una specie di stregone? Niente di tutto questo. Il prof. Menaldo
(52 anni, sposato con Nancy, 31 una splendida peruviana che gli fa anche
da assistente) è direttore del l'Istituto di Medicina della Riproduzione
di Torino e docente di Tecnologie biomediche all'Università di
Milano: un medico di chiara fama, insomma. Vanno a trovarlo ormai da tutta
Italia e da mezza Europa, ha pazienti che arrivano persino dalla Nuova
Zelanda. Si presentano da lui in due e, quasi sempre, quando la cura finisce
stanno per diventare tre. Se non è un miracolo, poco ci manca.
Ma qual è il suo segreto? Il primo aiuto viene dalla natura, cioè
da tre piante: la maca, innanzitutto, che si trova sulle Ande peruviane,
sopra i quattromila metri, e poi la dracontium loretense e il camu-camu,
che arrivano dall'Amazzonia. "sono piante - spiega il Prof. Menaldo
- che hanno proprietà stupefacenti. Il loro estratti, somministrati
sotto forma di capsule polarizzate, possono risolvere molti problemi sia
all'aspirante papà che all'aspirante mamma. Cominciamo a parlare
dell'aspirante papà, visto che se un figlio non arriva sette volte
su dieci dipende proprio da lui. Gli spermatozoi possono essere deboli,
o dotati di una scarsa motilità: per questi motivi non hanno la
forza, per così dire, di raggiungere l'obiettivo. Gli estratti
di queste piante li rinforza e ne aumenta notevolmente il potere fecondante.
La terapia dura tre mesi: tre capsule al giorno, nessun effetto collaterale."
"Nella donna- prosegue il prof. Menaldo- gli estratti di queste piante
stimolano i follicoli a produrre ovociti maturi". Naturalmente, le
piante da sole non basterebbero: "La mia metodologia è completata
dall'inseminazione intratubarica, anziché da quella uterina: gli
spermatozoi più attivi vengono introdotti direttamente nelle tube,
dove avviene l'incontro con gli ovociti.
E' ovvio che questo tipo di inseminazione non si può neppure tentare
se la donna ha entrambe le tube occluse, oppure se l'uomo non raggiunge
neppure il milione di spermatozoi, visto che la media è intorno
ai cinquanta milioni."
Se il primo tentativo non ha successo, se ne fa un secondo: e nel settanta
per cento dei casi si ottiene la gravidanza, che viene poi portata a termine
senza particolare problemi. Molte volte sono riuscite ad avere un figlio
anche donne che avevano abbondantemente superato i quarant'anni. Persino
loro, che pur di sentirsi chiamare mamma sarebbero state disposte ad accettare
un donatore esterno, hanno coronato il loro sogno grazie al prof. Menaldo.
Ma ascoltiamo una testimonianza diretta. Barbara Verza, una signora di
Vigevano, era affetta da una patologia chiamata amenorrea primaria, cioè
era totalmente priva di mestruazioni: nessuna possibilità, quindi
, di portare avanti una gravidanza, ma neppure di restare incinta. Racconta:
"Ma io e mio marito eravamo decisi a percorrere ogni strada possibile,
prima di arrenderci. Finii persino in una clinica milanese in cui cercarono
di curarmi, per quasi un mese, con dosi di ormoni da cavallo: dodici fiale
al giorno, un'enormità. Niente da fare neppure così, mi
sembrava di continuare a sbattere la testa contro un muro, ero demoralizzata,
mi sentivo sconfitta. Poi mi rivolsi al prof. Menaldo. E' nato Saul, sono
felice". E' la felicità che solo il sorriso di un bimbo può
dare.
Una vittoria tira l'altra, come le ciliegie, ed il prof. Menaldo è
già arrivato a 120 e non ha lacuna intenzione di fermarsi, perché
ogni bimbo che nasce e una gioia in più che riesce a dare, è
un piccolo miracolo in più che riesce a fare. Per quei 120 bambini
è un secondo papà col camice bianco.
La
"maca" è anche una pianta afrodisiaca
La
prima pianta che il prof. Menaldo ha usato per i suoi pazienti è
la maca, della specie "lepidium meyenii walp peruvanum". Si
trova sulle Ande peruviane, normalmente sopra i quattromila metri. La
maca è nota da secoli per la sua proprietà di aumentare
la fertilità negli animali e nell'uomo. E' chiamata "pianta
della vita", ma anche "pianta della felicità", perché
ha notevoli effetti afrodisiaci. Gli inca la consideravano un dono degli
dei e la usavano anche per i pagamenti, come confermano antichi registri
coloniali spagnoli. Più piante di maca riuscivi a trovare, a quei
tempi, e più venivi considerato ricco.
Il prof. Menaldo, convinto che esistessero altre piante con caratteristiche
simili, ne ha studiate poi diverse amazzoniche e ne ha trovate due che,
unite alla maca, hanno dato tassi di gravidanza eccezionali: sono la dracontium
loretense e il camu-camu. Gli estratti di queste tre piante vengono somministrati
ai pazienti sotto forma di capsule polarizzate. Possono essere utili sia
all'uomo, che magari ha spermatozoi deboli o con scarsa motilità,
sia alla donna.
Maurizio Caravella
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