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I
sorprendenti risultati di un ginecologo che ha aiutato 150 coppie
Quest'esercito di bambini l'ho fatto nascere
di sana
pianta
Un
vegetale che arriva dalle cime del Perù. Altri che giungono dall'Amazonia.
E' questa la singolare ricetta del professor Giovanni Menaldo, medico
torinese, "papà" di un trattamento "verde"
contro l'infertilità. E che assicura: "Il mio metodo è
scienza non magia"
di Maurizio Caravella
Torino,
marzo
Una parete, nel suo Centro medico, è quasi interamente ricoperta
da splendide fotografie di bambini.
"Mi sento
il loro secondo papà ", dice con visibile
orgoglio il professor Giovanni Menaldo. Lui è specialista di ostetricia
e ginecologia a Torino. Ed è l'ideatore di una tecnica innovativa,
che ha appagato innumerevoli coppie alla ricerca dell'agognato bebè.
Un mago? Una specie di stregone? Diciamocelo: un novello Di Bella? Vien
da chiederselo, se si va vedere qual è il suo asso nella manica:
la maca o Lepidium Meyeneii, una pianta che cresce nelle Ande a quattromila
metri di altitudine. Una pianta utilizzata da secoli, nella medicina tradizionale
peruviana, per incrementare la fertilità nell'uomo e nella donna.
E che nelle mano di Menaldo è diventata una moderna arma per regalare
fecondità. Come dire: non prendete sottogamba le conoscenze antiche
e le risorse della medicina naturale. Ma vediamo di saperne di più.
"Ho scoperto, nelle mie ricerche, che alcune piante hanno proprietà
straordinarie", riferisce il professor Menaldo. "La principale
è per l'appunto la Maca: è chiamata pianta della vita",
per la sua capacità di aumentare la fertilità negli animali
e pure nell'uomo. Gli Incas la consideravano un dono degli dei, anche
per i suoi effetti afrodisiaci, e la usavano addirittura per i pagamenti,
come confermano antichi registri coloniali spagnoli ritrovati tempo fa".
Dal folklore e dalla storia alla scienza: una decina di anni fa, Menaldo
ha ripresso una serie di ricerche dell'Università di Lima condotte
sui roditori già negli anni Sessanta. E i personali studi, svolti
sotto l'egida dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità,
sono giunti alla conclusione che le sostanze presenti in questa pianta
peruviana agiscono sull'ipotalamo, una cruciale regione del cervello che
controlla la produzione di molti ormoni. "L'estratto di Maca, sotto
forma di capsule, s'è dimostrato in grado di rinforzare nell'aspirante
papà i suoi "asfittici " spermatozoi e d'aumentare notevolmente
il potere fecondante. La pianta peruviana può cioè migliorare
la fertilità nell'uomo agendo sulla maturazione degli spermatozoi,
aumentare il numero e migliorandone la motilità, cioè la
capacità di raggiungere l'uovo da fecondare.
La Maca risulta utile anche nell'organismo femminile, perché stimola
i follicoli a produrre ovociti maturi".
Ma non è soltanto una questione di "stimolazioni vegetali".
O meglio, il ricorso alle capsule di Maca è soltanto l'inizio:
il professor Menaldo completa poi l'opera con l'inseminazione artificiale
intratubarica. "Gli spermatozoi più energici vengono prelevati
e introdotti direttamente nelle tube uterine, dove ha poi luogo l'incontro
con gli ovociti". Con le sue capsule " polarizzate" (come
si dice tecnicamente ), nel 2001 Menaldo ha condotto una serie di sperimentazioni
su due gruppi di 63 coppie, che non riuscivano ad avere bambini."
Nel gruppo trattato con le procedure tradizionali è stato possibile
ottenere un tasso di gravidanze del 20 per cento; nell'altro gruppo, sottoposto
sia all'azione degli estratti di Maca sia alla pratica dell'inseminazione
intartubarica, si è arrivati a toccare quasi il 60 per cento ".
Risultati, ci tiene a sottolineare il ginecologo , diffusi e presentati
quattro anni fa a Parigi in occasione del secondo congresso mondiale di
ginecologia e infertilità.
Ma non è finita. Menaldo (direttore del Centro di procreazione
assistita" San Carlo" di Torino e docente di Tecnologie biomediche
all'Università di Milano) ha studiato anche le proprietà
di tre piante amazzoniche (che a Lima venivano già impiegate per
aiutare le coppie infertili). Sono la Huanarpo macho, il Dracontium loretense
e il camu camu. E che cosa si è visto? " Che la Huanarpo macho
è capace di facilitare il successo dell'impianto degli embrioni
(dopo il loro trasferimento nella cavità uterina), perché
aumenta il flusso di sangue nella parete dell'utero; il Dracontium lorentese
contiene dosi notevoli di vitamina E e quantitativi ottimali di zinco
e calcio (che sono minerali importanti ai fini della fertilità);
infine", dice Menaldo, "il camu camu è un potentissimo
antiossidante", utile, insomma, per contrastare i famigerati radicali
liberi, le molecole impazzite che tanti danni infliggono alle cellule
del nostro corpo.
"Sia ben chiaro: la metodologia che in questi anni ho messo a punto
non ha nulla di miracoloso", rimarca Menaldo.
"Semplicemente, si serve di "farmaci naturali", sottoposti
al vaglio della ricerca scientifica. Sostanze che vengono ben tollerate
dalla paziente". Per la cronaca, le capsule in questione devono essere
prese dell'uomo per due mesi e mezzo, mentre dalla donna per dieci - dodici
giorni".
Ma perché questo calo dalla fertilità? "In Italia,
quasi il 20 per cento delle coppie, praticamente una su cinque, dopo due
o tre anni di matrimonio comincia a chiedersi con una certa inquietudine
come mai non arriva ancora un bebè. Nella maggior parte dei casi,
il problema dipende dall'uomo: ha gli spermatozoi deboli, o dotati d'una
scarsa motilità. Non riescono, per così dire, a centrare
l'obiettivo. Oppure son troppo scarsi: la cinquantesima parte del numero
che dovrebbero essere. Ma può pure darsi che l'assenza di una gravidanza
dipenda dalla donna, il cui organismo non produce ovociti idonei".
In effetti, è una verità che gli scienziati conoscano da
tempo: col trascorrere degli anni si verifica una diminuzione importante
della fertilità femminile. Menaldo spiega comunque che l'età
dell'aspirante mamma ovviamente conta, ma " c'è un test specifico
che permette di rilevare con assoluta precisione la riserva ovarica di
qualsiasi donna, indipendentemente dalla sua carta d'identità.
Siamo riusciti a far partorire felicemente una quarantasettenne con gravi
problemi di salute. Certo, il successo non è matematico, ma la
speranza", sorride il nostro ginecologo, "è sempre l'ultima
a morire".
Ormai 150, dice Menaldo, sono le coppie che hanno beneficiato del particolare
metodo. Un avventura umana: " Vede le foto di quei 150 bambini? Ricordo
le storie dei loro genitori, mi basta guardare uno dei bebè sulla
parete e mi torna tutto alla mente, anche se son passati anni: l'angoscia,
la paura, poi l'esplosione di giogaia, che è stata anche mia".
Ma anche un'avventura scientifica, quella di Menaldo, che non smette di
arricchirsi di nuovi e suggestivi dati.La Maca, infatti, oltre a essere
usata nella cura dell'infertilità femminile (poiché rende
più efficienti la maturazione dei follicoli, l'ovulazione e la
preparazione dell'utero per l'annidarsi dell'embrione), sembra tornare
utile anche per combattere vari altri "disagi" del gentil sesso:
le irregolarità mestruali, l'assenza del ciclo e i disturbi collegati
al climaterio (la fase che precede la menopausa). La Maca, poi, contiene
particolare sostanze, chiamate "isotiocianati" conosciute per
il loro effetto contro il calo del desiderio (soprattutto maschile, ma
anche femminile).
I casi più recenti della " terapia Menaldo"? I due gemelli
di Mara, una signora di Pavia: sembrava proprio impossibile che restasse
incinta. E poi un bambino partorito dalla torinese Chiara, già
in premenopausa. Anche questi sono "figli" di Menaldo, e, se
cosi possiamo dire, delle sue "magiche" piante provenienti dalle
vette del Perù e dall'Amazzonia. Il ginecologo torinese ha tagliato
il traguardo dei 150 casi d'infertilità risolti, ma è deciso
ad andare avanti.
Con la forza soprattutto degli studi scientifici sulle piante da lui impiegate.
Si presentano da lui in due, magari dopo avere percorso migliaia di chilometri,
e poi s'accorgono che stanno per diventare tre
E' vero: il successo,
come dicevamo poc'anzi, non è matematico ( e poi non sempre è
possibile, nella donna, l'insemionazione intartubarica), perché
ciascun paziente, ogni coppia fa storia a sé.
Ma al Centro del professor Menaldo arrivano da mezza Europa e anche da
molto più lontano: ha assistito, per esempio, una coppia statunitense
e una neozelandese.
" Certe sensazioni ti restano nel cuore per sempre. Per questo ,
di quei 150 bambini continuerò a sentirmi come un secondo papà".
Il professor Menaldo è sposato con la splendida Nancy, una colombiana
di 34 anni che, nel suo Centro, gli fa anche da assistente. E che, per
giunta, tra un paio di mesi lo renderà padre per la seconda volta.
Il loro primo figlio si chiama Gian Paolo, ha due anni e mezzo e non ha
ancora capito bene il lavoro che svolge il papà. Fissa, curioso,
quel collage di fotografie sulla parete e poi dice piano: "Come sono
belli
Quanto mi piacerebbe che fossero tutti miei fratellini".
Ma in fondo, un po' lo sono.
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