|
Sperimentata
con successo al Centro San Carlo: presto nascerà una bimba
Da
una pianta la gioia di un figlio
Nuova
terapia contro l'infertilità maschile
di
Pier Paolo Benedetto
Dopo
una quindicina di vani tentativi una signora ultraquarantenne sarà
felicemente mamma di una bimba che ha qualche debito da saldare con l'ossigeno
e una strana pianta peruviana.
Fecondazione assistita con risvolti originali rispetto alle tante cose
che già sappiamo e che hanno superato il collaudo della maternità
giunta a coronare una caparbia voglia di figli.
Si sa che la difficoltà di accesso alla fecondazione è spesso
dovuta a qualche carenza maschile.
Nel caso specifico quel che non funzionava erano spermatozoi, rari, asfittici,
privati delle caratteristiche fondamentali che rendono fertile l'incontro
con l'ovulo: motilità e robustezza.
Verdetto severo: o si ricorre ad un donatore oppure niente figli.
La coppia pur consapevole del problema e delle poche quanto lontane prospettive
di successo tuttavia non disarma: bussa a parecchie porte, specialmente
a quelle dove dietro c'è un ginecologo che ha saputo intervenire
a supporto delle carenze naturali. Tentativi caduti in nulla a crescente
ansia nei mancati genitori che in questi casi accumulano frustrazioni
su frustrazioni.
Infine l'incontro risolutore con il ginecologo Giovanni Menaldo, direttore
del Centro di Procreazione Assistita San Carlo di Torino il quale
punta a sciogliere il nodo cruciale: dare agli spermatozoi la vigoria
necessaria per poi inserire il più efficiente (si dice tecnicamente
"impiantare") nell'ovulo e lasciare poi che la natura compia
il suo corso. Menaldo riesce dove altri hanno fallito. Come? Spiega: "Si
sono dovute creare le condizioni favorevoli alla rianimazione degli spermatozoi
i quali come tutti gli esseri vitali hanno bisogno di ossigeno. Si è
supplito alla carenza sottoponendo il paziente ad un trattamento con ossigeno
allotropico ossia ossigeno ed ozono opportunamente miscelati. A ciò
si è aggiunta una terapia idonea ad arricchire lo spermatozoo di
vitamine e di minerali come zinco e manganese". Questi minerali sono
indispensabili per proteggere il nucleo dello spermatozoo da una "decondensazione
prematura della cromatina".
Semplificando il linguaggio diciamo che l'ossigeno allotropico è
servito a sviluppare energia nello spermatozoo mentre i minerali hanno
favorito il suo irrobustimento. Ma qui entra in scena il fatto nuovo,
ossia l'applicazione di una terapia, che pur corretta alla luce della
contemporaneità e adatta sanitariamente alla persona, è
conosciuta da secoli e secoli: l'uso cioè della "Maca"
o Lepidium Meyenii, pianta che cresce oltre i 4 mila metri nelle Ande
peruviane. Solanacea nota anche con il nome popolare di "pianta della
felicità" per i suoi effetti afrodisiaci. Nel caso trattato
dal dottor Menaldo l'utilizzo della radice tuberosa convertita in capsule
da ingerire per via orale, si è dimostrata quanto mai efficace.
Tre mesi di somministrazione di "Maca", più ossigeno
allotropico e lo spermatozoo del paziente è diventato sufficientemente
vispo per ottenere l'impianto mediante sviluppo di fattori di crescita
e avviare il processo della tanto attesa fecondazione con normale decorso
della gravidanza.
Gli effetti della "cura" e risultati della stessa saranno presentati
a Ferrara nel corso di un convegno che si tiene il 26 e il 27 prossimi,
organizzato del Centro di Ricerche Biotecnologiche e di Medicina Naturale
(direttore Professor Umberto Solimene) della Università di Milano.
La relazione del dottor Menaldo richiama la gravidanza da lui provocata
ed il titolo infatti è "Piante medicinali e gas medicali nel
trattamento della infertilità.
Manco a dirlo la gravidanza della paziente è stata seguita con
particolare attenzione ma senza patemi perché ha avuto uno sviluppo
del tutto normale e i genitori attendono con comprensibile gioia l'arrivo
della loro bambina: che deve in parte la vita all'apporto di quel mondo
vegetale ancora così misterioso o volutamente a lungo ignorato
che l'uomo anziché studiare fa di tutto per distruggere.
|